L’Eremo di S. Nicola Sulla piazzetta di Fontana si uniscono tre vie alpestri e montuose, l’una dalla parte di mezzogiorno conduce a Moropano – l’altra dalla parte di occidente conduce a Fontana di basso – la terza dalla parte di settentrione, ti guida alla cresta del monte Epomeo, per mezzo di alpestre e variata pendice, che se in un punto è piana e percorre un margine di un vallone, o interseca selveti e piani seminatori, in altro è intagliata in massi petrosi, è erta e piena di ciottoli, stretta ed affannosa, solcata dalle acque, profondata dai torrenti, spossata dalla brina, guastata dal traffico, derelitta dal municipio, penosa pel passaggiero. Dopo tante giravolte, salite e discese, dopo tante svariate scene, di pianure, colline, di valli e di massi, tu giungi sul dorso della sommità dell’Epomeo, da dove miri sul capo apparirti il Picco di S. Nicola . l’Eremo e la Chiesa – e dintorno pietre graziosamente rose dalla saliva del mare a tanta altezza e distanza. Sull’Eremo di S. Nicola – luogo prescelto per deporre la nostra penna, e chiudere questa storia – noi non saremo né poeta, né romanziere, non dipingeremo, né descriveremo questi punti, non diremo che l’isola dalla sua sommità guardandosi sembra una miniatura, sembra un musaico, che sopra un vasto fondo azzurro presenta i colori più brillanti, e le tinte più armoniche – Non diremo che per forza di un’illusione ottica le colline ed i promontori, che dal piano si veggono maestosi, e che circondano questa vetta, sembrano essersi appiattati e rannicchiati intorno alla sua base. Non diremo nulla di tutto ciò perché il Picco di S. Nicola può essere ammirato, ma non descritto; non 134 vi è né penna né ingegno che possa ritrarre al vero le impressioni svariate e le scene molteplici che offre sublime Monumento della Natura, inalzato dalla Divina Compiacenza in un giorno di allegrezza, dopo secoli di collera. Da questo solitario asilo noi saremo puramente storico, perché di altro questo Monumento non ha bisogno. Il picco di S. Nicola o dell’Epomeo è, secondo l’opinione del de Rivaz, 2450 piedi da sopra il livello del mare. Il de Siano, e l’anonimo Oltramontano congetturarono essere 1800 piedi. Il Marmocchi nel descrivere l’Arcipelago Campano, dice che l’Epomeo rivaleggia col Vesuvio per altezza. Il Vesuvio ha 1198 metri di elevazione. L’Etimologia del nome di questo monte la riportammo alla nota 44 della 1a Parte: aggiungeremo a quella un’altra opinione dello stesso Ziccardi, che Epomeo significa sopra il fuoco. Strabone lo chiamò Epomeo – Plinio Epopon. Il Picco di S. Nicola è circondato, da punte, creste, serre e coni – A nord è la punta di Catreca, la quale sembra collocarsi contro i precipizi dell’Epomeo, nel suo interno è la piazza della Pera. All’ovest della punta di Catreca, ove una fumarola caccia i suoi vapori, dicesi il Fasano, e più giù osservi i ciglioni ed i dirupi di Frasso e Montecito, ove altri emissari vulcanici cacciano i loro vapori. Dopo tante migliaia di anni l’Epomeo pare che ancora nutrisse, non solo nelle sue fondamenta; ma fino alla sua più elevata cima, i germi della fermentazione vulcanica, e i rimasugli di un incendio, da cui il fumo esala pei numerosi crepacci, o per le numerose fessure che si osservano alla superficie di questa montagna, che in segno che di adorazione, quali turiboli permanenti, incensano il capo del loro antico genitore. A questo stesso lato del monte sono gli avanzi della bastia, la quale esisteva nel 1464: vecchio bastione costruito molto tempo prima, per ricovero della gente dell’isola negl’improvisi assalti de’ mori. Volgendo lo sguardo ad occidente osservasi, la cresta o comignolo di Monte-Nuovo, e poi i precipizi e la vallata della Falanga: la punta de’ frassitelli, che volgendo a S.O. nasconde la serra, la bocca della Serra, detta la pietra dell’acqua. Quale serra torcendo verso sud si disperde fra le pittoresche collinette di Fontana, e sulle adiacenze di Calimeo e Serrara dalla parte orientale, dal lato occidentale poi sui dirupi del Bellomo di Montecorvo, e del Ciglio. Ad oriente del Picco si osservano profonde fosse, che si riempiono di bianchissima neve per està, la quale neve covre ed imbianchisce gl’indicati punti nella stagione jemale – In modo che su questa sommità montuosa, mentre da un lato osservi emissari di fuoco, dall’altro miri conserve di neve.
Ulteriori informazioniSbarcò a Ischia dal panfilo "Sereno" quell'ometto ben vestito che non si separava mai dalla sua epica sigaretta. E da allora Lacco Ameno non fu più la stessa. Se oggi questo angolo di paradiso è un polo per il turismo termale rinomato in tutto il mondo, lo deve essenzialmente a lui, Angelo Rizzoli, per tutti "il commenda".Lacco Ameno è un tappeto di ville e palazzine dai colori sfumati che dalle verdi colline del monte Vico declinano fino al mare. Sullo sfondo l'isolotto del Fungo è un ciuffo di roccia che calamita lo sguardo. Facendo due passi per il lungomare, il passaggio dall'asfalto al basolato segnala la vicina piazza Santa Restituta
Ulteriori informazioniCi sono stati due momenti in cui ho fatto fatica a trattenere le lacrime: 1. Al momento di acquistare i biglietti per entrare nel museo, ci hanno chiesto da dove venissimo. Al nostro “Siamo di Ischia”, ci hanno risposto: “Siete nostri compatrioti”. 2. All’ingresso della sala dedicata alla Magna Grecia, la guida ha detto: “La Magna Grecia è uno dei più importanti fenomeni culturali della storia del Mediterraneo; tutto questo è iniziato a Pithecusa, oggi chiamata Ischia”. Vorrei solo dire a chi crede di vivere “su uno scoglio” o che Ischia non sia un paradiso e/o l’isola più bella del mondo: “non sapete di cosa state parlando”. L’origine della cultura occidentale ci colloca a capo di uno dei più grandi fenomeni culturali della storia del Mediterraneo.
Ulteriori informazioniNegli anni '70 ci si divertiva con poco, era il periodo delle radio private, ad Ischia ne spuntarono alcune nell'ombra di Radio Ischia. Dalle trasmissioni radiofoniche a volte venivano fuori spettacoli teatrali e se questi riguardavano trasmissioni per bambini, il successo era assicurato. Nella foto Mago G al festival dello zecchino isolano svoltosi al cine teatro Excelsior di Ischia. La bambina che viene amorevolmente avvicinata da Geppino Cuomo, allora in veste di Mago G è la splendida Annalisa Nicotra, che a distanza di oltre 50, conserva lo stesso sorriso di allora.
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