Itinerario da Ischia a Casamicciola
Dopo di aver percorsa la strada del Porto d’Ischia, d’esserti internato nello svolto che spalleggia la
Chiesa di S. Maria di Porto Salvo; di aver montato il pendio a destra, ti trovi su di un colle posto a cavaliere della Villa dei bagni, che segna la piccola cresta della collina di S. Alessandro.
Questo colle si chiama la Cercola-Quercia-appunto perché un albero di questa specie signoreggia il
pilastro che sostiene l’antica lapide di confinazione fra il Comune d’Ischia, e quello di Casamicciola, la
quale addita che nel 1788 questa strada si costruì.
Giunto su quel punto, da cui scovri il castello d’Ischia, con parte del caseggiato del Comune, e le isole
di Vivara e Procida che ti sorgono quasi di fronte, ti conviene scendere per una china sempre ingombra
di ciottoli, e solcata dalle acque piovane, tracciata fra selveti e vigne, in mezzo alle rovine del Castiglione, il cui promontorio, mesto e mutilato, s’erge al finir del pendio sulla destra del passaggiero, mentre
i ponticelli del Montagnone, ramo di quello del Rotaro, fanno alta spalliera alla strada sulla sinistra di
chi scende, spiegando i loro tappeti di eterna variopinta verdura, che nelle stagioni dei fiori l’aere circostante rendono balsamico e lo spirito del passaggiero riempiono di voluttà.
Trascorrendo contrade romantiche come queste, ti corrono per la mente gli eroici fasti de’ nostri antichi avi, perché in questa medesima vallea, oggi traversata dalla battuta strada, si decisero i destini di
questa isola fra i profughi Cumani fuggiti dalle mani del terribile Aristodemo, e le schiere del tiranno
di Siracusa, che colla sua numerosa flotta in questi mari venne a portar battaglia agli Etruschi, in guerra
con Cuma; e soggiogò l’isola, in modo che i Siracusani occuparono la rocca del Castiglione, n’espulsero gli emigrati Cumani e si fecero donni, col loro duce Gerone, di questi spopolati luoghi.
Accosto a questi massi vi esiste una contrada meschina e muta, perché divenuta campagna, conosciuta
ancora col nome di Casa-Cumana, ove i profughi Cumani, accennati di sopra, si stanziarono, protetti
dalla Cittadella del Castiglione.
Quivi veniva a passar giorni calmi, in preda alle sue fatidiche ispirazioni, accolta dai suoi concittadini,
la Sibilla di Cuma, dimorando in sotterranee grotte, per quanto ci assicura il d’Aloysio, aggiungendo,
nella leggenda al lib. 1 cap. 5 pag. 43 della sua opera l’Infermo Istruito che, a’ tempi suoi nell’atrio della
casa de’ signori Garrica, si osservavano ancora.
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