Metodo de’ vini
Il vino anticamente, per quanto ci fa palese l’Anonimo Oltramontano, si facea confuso di uva bianca
e nera (28).
All’epoca del sistema continentale, dice questo stesso scrittore, mancando il zucchero, si supplì collo
sciroppo d’uva, e l’Isola d’Ischia manifatturò moltissime botti di questo sciroppo per cui convenne
servirsi semplicemente dell’uva bianca, perché più propria alla confezione di esso, quindi si dovette
cominciare a separarne le specie, ed a mettere più cura alla manifattura de’ vini, in vista del vantaggio
proprio e dei bisogni altrui.
Questo miglioramento adottato per fortuita circostanza divenne utilissimo all’industria vinaria, e d’allora in poi le uve furono divise, e si manifatturò il vino bianco, ed il nero: indi il dolce non fermentato;
e solo si fè confuso quel vino che venia prodotto da una qualità di uva che non potea, per la inferiorità
del suo mosto, fermentarsi e imbottarsi isolato; ma avea bisogno di esser colorito col mosto nero per
acquistar pregio e sostanza.
Verso la metà del passato secolo, e prima ancora di tal epoca, ci riferivano il Jasolino, il de Siano,
il d’Aloysio ed altri cronisti, quindi verso il 1580, il 1720, gran smercio di vino facea d’Ischia per la
Romagna per la Toscana, indi pel Genovesato, per la Sardegna, pel contado di Nizza ed altri porti, oltre
Napoli, ove il suo commercio era attivissimo.
Nel 1798, scriveva il de Siano, essere stata scarsa la raccolta, e pure specificava che circa 50 mila
botti, se ne facevano di vino in quei tempi, lo che oggi equivarrebbero a 143, 405 Ettolitri e 20 Litri.
Principiossi in seguito a mettere a profitto i vini guasti, che allora, sia per la poca arte di confezionarli,
sia per l’abbondanza del prodotto, sia per la bassezza del prezzo, molta quantità non era atta al commercio, quindi s’introdusse la fabbricazione dello spirito, che si detraeva da tali vini guasti.
Nel 1822 se ne spedivano dall’isola circa cinque mila pipe, lo che viene contestato dall’Anonimo
Oltramontano.
Varie macchine di spirito d’alcool eransi piantate per vari luoghi dell’isola, che bruciavano continuamente fin a pochi anni dietro; ma vennero tutte in seguito dismesse, mancando il vino, e scovrendosi,
altre materie capaci a dar lo stesso prodotto.
28) Anonimo-Oltramontano cen. St. d’Ischia. Ma il Jasolino ch’è il più antico cronista dell’Isol
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