"Ministro, Lei come buona parte dei suoi predecessori, inclusi quelli dei governi cosiddetti di centro-sinistra, non avete capito che per salvare ciò che resta della scuola italiana, occorrerebbe fare esattamente il contrario di ciò che proponete: interrompere ogni rapporto fra la scuola e le imprese, tra la scuola e il mercato, tra la scuola e il lavoro.
A scuola si va per imparare a riflettere e ragionare. Le materie più utili sono quelle che negli anni sono state ritenute inutili: gli studia humanitatis,la letteratura greca, la filosofia, la storia, la geografia, l’educazione civica.
Tutto ciò che induce gli studenti a riflettere, ragionare e orientarsi, contribuendo alla formazione di un pensiero critico.
La distinzione fra Licei e Istituti tecnici è in re ipsa. La scuola non deve preparare al lavoro, ma fornire strumenti agli studenti per essere cittadini consapevoli domani.
L’attitudine agli studi classici e la predisposizione per le materie umanistiche può ancora determinare l’iscrizione a Licei o Istituti tecnici, ferma restando -anche per gli istituti tecnici- la fondamentale formazione di letteratura e storia, per lo sviluppo di personalità consapevoli.
Dovreste smetterla di continuare ad asfissiare la scuola di progetti e interrompere subito ogni esperimento di alternanza scuola-lavoro. L’avviamento degli anni ‘50 è per fortuna finito definitivamente nel 1962 e non c’è alcun bisogno di guardare a quel periodo classista della storia italiana, pensando così di essere moderni.
La verità è che studenti consapevoli e dotati di spirito critico rischiano di essere -domani- cittadini attivi che vi manderanno a casa. Dove sareste dovuti rimanere, anziché assurgere, senza averne gli strumenti, a classe dirigente del paese."