Nicola Gioba, Scultore ischitano che trasforma la pietra in capolavori

Presidente

Questa pietra giace informe al pavimento, dice Nicola, io ci vedo dentro ciò che potrebbe essere e nella mia mente l’ho già scolpita. Quando traggo fuori dalla pietra la mia forma, io eseguo solo la mia immaginazione. Il lavoro è più faticoso di come lo scriveremo noi qui: si tratta di tufo o di granito quando parliamo invece verosimilmente della pietra che noi miracolosamente immaginiamo come un velo che cade dalle spalle della figura ora finalmente libera. I soggetti di Nicola sono cristiani, mitologici e ischitani. Gli appartiene il Bacco vivente che si copre, come Adamo dopo la mela, con una foglia di fico, gli appartiene la “ragazza di Cavagrado” che è un busto gentile di donna scavato dai rivoli di mille anni di forza di vento. E mentre ora dinnanzi a noi, noi lo vediamo come un capolavoro immobile, concepiamo che la stessa forza maldestra che l’ha scavata, ora è invece una carezza gentile di aria che le sposta I capelli sul lato destro del volto in una posa che non cambierà mai. La forza irruente che dirompe e che prepotentemente rompe gli argini della pietra e la plasma è la gentilissima innocenza che la ristora, che ce la mostra pacata e sazia. È di Nicola, ancora, una madre di legno che regge con forza il figlio davanti al suo viso con le braccia inerti alla fatica e con il ventre che gorgoglia di nuova vita. È suo il Cristo disceso dalla croce, il viso a forma di goccia che pensa poggiato sulla mano. Sua è la figura della propria madre, partorita dal tufo, di ritorno dalla campagna e incastonata in una giovinezza sempr-eterna. Sua l’uva nella vasca e sotto i piedi della pigiatrice.

Luciano di Meglio Artista della tradizione

Compagno

Le barche di Luciano Di Meglio, tra artigianato locale e passione per il modellismo. Nella bottega-laboratorio a Ischia Ponte un vero e proprio porticciolo con gozzi di legno colorati e fantasiosi, ispirati alle tradizionali barche dei pescatori. Un patrimonio di forme, tecniche e cultura marinara.Fantasia e manualità, dedizione e originalità, amore per le piccole barche della nostra tradizione marinaresca e per le costruzioni in legno. E, naturalmente, tanta pazienza oltre alla bravura. Sono queste le qualità di Luciano Di Meglio, fisioterapista di professione e artista per passione e vocazione.

Antonella Buono

Capo Ufficio

Antonella Buono è una giovane artista ischitana. Nei suoi quadri c’è tutta l’influenza e l’amore per l’isola tra barche, ombrelloni e spiagge fissate sulla tela con inchiostro seppiato, colori tenui, ma espressivi che sono diventati negli anni il suo tratto distintivo. Il pennello di Antonella Buono riesce a fermare sulla tela la bellezza dei paesaggi ischitani e i dettagli della sua terra ripresa in tutte le stagioni, come le foglie, le viti e l’uva d’autunno. La nostra artista spesso trae ispirazione da lunghe passeggiate per le zone alte dell’isola come Piano Liguori e Campagnano, in modo particolare nella zona denominata Calosirto, lì dove ha sede il suo studio. Nei suoi quadri ecco che compaiono i roseti, le vedute da Campagnano e quella casa probabilmente appartenuta alla famiglia del Santo Patrono dell’isola, San Giovan Giuseppe della Croce che in primavera si ricopre di rose.

Massimo Venia pittore ischitano

Amministratore delegato

Da una iniziale preferenza per il figurativo è passato poi all’ astratto per giungere ad una sintesi delle due tendenze sempre in chiave coloristica. Nel corso della sua attività non ha disdegnato di dipingere etichette per vini e quadranti per orologi. Però va orgoglioso che per il Palio di Sant’Anna del 2009, barche allegoriche sul mare, gli sia stata affidata la realizzazione del relativo stendardo. Massimo Venia privilegia l’acquerello, in cui dimostra la sua eccellente padronanza. L’acquerello è di difficile realizzazione: bisogna saper dosare il colore perché acquisisca la giusta tonalità e non origini sbavature. Nelle sue opere, piccole o grandi, i colori non sono giustapposti a caso, ma si amalgamano e vanno a braccetto esaltandosi a vicenda: si direbbe che un colore è reso bello dal suo vicino e tutti insieme contribuiscono a rendere l’ intera scena del soggetto raffigurato una piacevole armonia. I suoi paesaggi ed in particolare il gruppo del castello aragonese, che si erge maestoso nel mare si fanno leggere nei colori sfumati con cui sono descritti nella loro essenzialità. A colpo d’occhio le sue opere si rivelano nella loro autenticità compositiva: non sono cartoline o riproduzioni fotografiche: sono opere originali di Massimo Venia, in cui si vede la mano dell’ artista che lui è, e non un altro qualsiasi.